La Nascita della Psicologia Scientifica nel Contesto Positivista
La psicologia come disciplina scientifica autonoma non è emersa per caso, ma rappresenta il prodotto di una specifica congiuntura storica e culturale. Nella seconda metà dell'Ottocento, la cultura europea vide coagularsi l'esigenza di una nuova scienza specificamente rivolta allo studio della mente umana, identificata in quegli anni con la "coscienza", e fondata sul metodo sperimentale che aveva già dimostrato la propria efficacia nella fisica, nella chimica e nella biologia. Questo momento fondativo si colloca in un'epoca di straordinaria fiducia nel progresso scientifico, dominata dal positivismo, un movimento di pensiero che compiva un'intensa valorizzazione della scienza in tutte le sue espressioni. La nascita della psicologia scientifica va quindi compresa non come un evento isolato, ma come parte di un più ampio processo di trasformazione culturale che ridefiniva profondamente il rapporto tra conoscenza, scienza e società.
Francesco Gardona
12/9/20256 min leggere
Il contesto culturale: il trionfo del positivismo
Il positivismo rappresenta uno dei movimenti intellettuali più influenti della seconda metà dell'Ottocento, con esponenti di primo piano in tutta Europa. Auguste Comte in Francia, autore del celebre "Corso di filosofia positiva" del 1877, John Stuart Mill ed Herbert Spencer in Gran Bretagna, Jakob Moleschott ed Ernst Haeckel in Germania, Roberto Ardigò in Italia: questi pensatori condividevano una visione della conoscenza che attribuiva alla scienza un primato assoluto e indiscutibile. Il positivismo saltava a piedi pari il precedente razionalismo critico di Kant, riallacciandosi invece alla tradizione materialistica, empiristica e utilitaristica settecentesca e soprattutto al pensiero del filosofo scozzese David Hume.
Il positivismo si saldava inoltre con le tesi evoluzionistiche che si diffondevano in tutta Europa dopo la pubblicazione dell'opera di Charles Darwin "L'origine delle specie" nel 1859. Questa sintesi tra materialismo, empirismo ed evoluzionismo creava un quadro interpretativo generale che sembrava in grado di spiegare tutti i fenomeni naturali, inclusi quelli relativi alla mente umana, attraverso leggi scientifiche rigorose e verificabili sperimentalmente.
La seconda metà dell'Ottocento era un'epoca caratterizzata da una formidabile trasformazione tecnologico-industriale. L'industrializzazione procedeva di pari passo con le scoperte scientifiche, facendo aumentare le capacità produttive e quindi la ricchezza delle nuove nazioni europee. Questo circolo virtuoso tra scienza, tecnologia e sviluppo economico rafforzava la credibilità del paradigma positivistico e alimentava un ottimismo senza precedenti sulle possibilità di progresso indefinito dell'umanità.
La rottura con l'idealismo
Favorito da questo contesto, il positivismo si contrapponeva frontalmente all'idealismo del primo Ottocento, rivendicando il primato esclusivo della scienza: solo la scienza consentirebbe di conoscere la realtà autentica e di produrre progresso e benessere concreti per l'umanità. Per la prima volta nella storia del pensiero occidentale, il positivismo tentava di estendere sistematicamente il metodo delle scienze naturali allo studio della società umana. La sociologia, soprattutto nella concezione di Comte, diventava la nuova scienza dei fatti sociali, chiamata a studiare i fenomeni collettivi con lo stesso rigore applicato allo studio dei fenomeni fisici o chimici.
Il medesimo Comte era tuttavia contrario all'idea di una psicologia scientifica autonoma, ritenendo che lo studio dell'individuo dovesse essere assorbito dalla fisiologia da un lato e dalla sociologia dall'altro. Altri pensatori positivisti erano invece favorevoli alla psicologia, e nella concezione di Roberto Ardigò questa disciplina veniva collocata addirittura alla base dell'edificio scientifico, come scienza fondamentale per comprendere tutti i fenomeni umani.
Questa "positività" della scienza induceva i positivisti a una ferrea battaglia contro le concezioni idealistiche, vitalistiche e spiritualistiche. La metafisica, e in generale la filosofia tradizionale, diventava per il positivismo sinonimo di oscurantismo, dogmatismo e negatività, alla stregua delle religioni. Nell'idealismo, e in particolare nel pensiero hegeliano, le scienze erano state subordinate a una visione totale della realtà, intesa come espressione e sviluppo nella storia umana di un principio spirituale. Di conseguenza, il criterio di conoscenza scientifico era stato giudicato inferiore rispetto a quello adottato dalla filosofia speculativa.
Nel positivismo si verificava un'inversione completa di questa gerarchia. I risultati e i metodi delle scienze naturali venivano rivalutati ed esaltati, integrandosi con le nuove scoperte scientifiche che caratterizzavano l'epoca. Per esempio, la legge della conservazione dell'energia permetteva ormai di considerare in forma omogenea fenomeni naturali ritenuti in passato del tutto differenti o eterogenei, come i fenomeni meccanici, chimici, termici e nucleari. Venivano poste le basi per l'elettromagnetismo, e le equazioni di Maxwell, considerate il più grande avvenimento della fisica dalle scoperte di Newton, rendevano per la prima volta possibile una descrizione sistematica rigorosa delle proprietà del campo elettromagnetico.
I progressi scientifici dell'Ottocento
Nell'ambito della chimica, grazie alla scoperta delle proprietà fisiche degli elementi chimici e in particolare del peso atomico, il russo Dmitrij Mendeleev compieva nel 1869 la sua famosa classificazione periodica degli elementi, uno strumento che avrebbe rivoluzionato la comprensione della materia. Claude Bernard costituiva la fisiologia e la medicina sperimentale, introducendo il metodo sperimentale nello studio degli organismi viventi e ponendo le basi per una comprensione scientifica dei processi biologici.
Tutto questo corroborava la fiducia positivistica nel cammino unitario e inarrestabile della scienza. Tuttavia, proprio mentre il positivismo celebrava i suoi trionfi, cominciavano a emergere scoperte che sembravano inficiare lo schema deterministico e meccanicistico affermatosi con la fisica classica e esaltato dal movimento positivistico. Mentre il patriarca del positivismo Auguste Comte riteneva i risultati delle scienze alla stregua di dati saldi, certi, positivi, acquisiti in via definitiva, l'edificio scientifico veniva gradualmente messo in discussione tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, specialmente negli aspetti teorici.
Gli stessi valori di continuità dei fenomeni naturali, che rappresentavano il fondamento dell'atteggiamento meccanicistico e deterministico, venivano messi per la prima volta in crisi dalla termodinamica. La verità acquisita in via definitiva cedeva il posto all'accertamento solo probabilistico, e le leggi scientifiche apparivano necessitare di una continua e assidua verifica attraverso l'esperienza, anziché costituire degli assoluti per sempre validi.
La crisi del determinismo
La teorizzazione delle geometrie non euclidee, che dimostravano come gli assiomi della geometria euclidea non fossero verità assolute ma convenzioni che potevano essere modificate, rappresentava un primo colpo alla certezza positivistica. La teoria einsteiniana della relatività del 1905 rivoluzionava le concezioni fondamentali di spazio e tempo, mostrando come questi non fossero assoluti ma dipendessero dal sistema di riferimento dell'osservatore. La teoria dei quanti introduceva elementi di discontinuità e probabilità nei fenomeni atomici, minando ulteriormente il determinismo classico.
Questi sviluppi conducevano a un vero e proprio dubbio sistematico, inducendo il pensiero scientifico a ridimensionare l'assolutezza dei propri parametri. Tutto sembrava sgretolarsi, fino ad arrivare nei primi decenni del Novecento alla costituzione di un dibattito permanente a proposito del principio di indeterminazione di Heisenberg, che stabiliva limiti intrinseci e non superabili alla precisione delle misurazioni a livello microscopico.
A tutto questo si aggiungevano altri interrogativi e suggerimenti che nascevano dalle nuove scienze, e in particolare dalle cosiddette scienze dell'uomo. Era questo il caso della psicologia che, avendo adottato un criterio di analisi sperimentale, sviluppava un intenso dibattito circa le proprie fondazioni, i propri oggetti e i propri metodi. La psicologia nasceva quindi in un momento paradossale: da un lato voleva essere pienamente scientifica, adottando i metodi delle scienze naturali consolidate, dall'altro si trovava a operare in un'epoca in cui proprio quelle scienze stavano mettendo in discussione i propri fondamenti epistemologici.
La Germania come culla della psicologia sperimentale
La psicologia scientifica fioriva prevalentemente in Germania, dove già esisteva una evoluta fisiologia del sistema nervoso. Questa tradizione fisiologica tedesca, con figure come Johannes Müller, Hermann von Helmholtz ed Emil du Bois-Reymond, aveva sviluppato tecniche sofisticate per lo studio sperimentale delle funzioni sensoriali e nervose. La transizione dalla fisiologia dei sensi alla psicologia sperimentale appariva quindi naturale e quasi inevitabile in questo contesto.
Wilhelm Wundt, considerato tradizionalmente il fondatore della psicologia scientifica con la creazione del primo laboratorio di psicologia sperimentale a Lipsia nel 1879, incarnava perfettamente questa sintesi tra tradizione fisiologica tedesca e aspirazioni positivistiche. Il suo programma prevedeva l'applicazione del metodo sperimentale allo studio dei processi psichici elementari, nella convinzione che fosse possibile scomporre l'esperienza cosciente nei suoi elementi costitutivi e studiare le leggi della loro combinazione, analogamente a quanto la chimica faceva con gli elementi materiali.
Tuttavia, la psicologia non poteva essere semplicemente una fisiologia della mente. Emergevano problemi specifici legati alla natura dell'oggetto di studio: l'esperienza soggettiva, la coscienza, i significati. Come rendere oggettivo e misurabile ciò che per sua natura appare privato e soggettivo? Come applicare il metodo sperimentale a fenomeni che non possono essere osservati direttamente dall'esterno? Questi interrogativi avrebbero accompagnato la psicologia per tutta la sua storia successiva, generando quella proliferazione di scuole e orientamenti che ancora oggi caratterizza la disciplina.
Bibliografia
Ardigò, R. (1870). La psicologia come scienza positiva. Dumolard.
Bernard, C. (1865). Introduction à l'étude de la médecine expérimentale. J. B. Baillière et fils. [Trad. it. Introduzione allo studio della medicina sperimentale, Feltrinelli, 1973].
Comte, A. (1830-1842). Cours de philosophie positive (6 vols.). Bachelier. [Trad. it. Corso di filosofia positiva, UTET, 1967].
Darwin, C. (1859). On the origin of species by means of natural selection. John Murray. [Trad. it. L'origine delle specie, Bollati Boringhieri, 2011].
Heisenberg, W. (1927). Über den anschaulichen Inhalt der quantentheoretischen Kinematik und Mechanik. Zeitschrift für Physik, 43(3-4), 172-198.
Mill, J. S. (1843). A system of logic, ratiocinative and inductive. John W. Parker.
Spencer, H. (1855). The principles of psychology. Longman, Brown, Green, and Longmans.
Wundt, W. (1874). Grundzüge der physiologischen Psychologie. Wilhelm Engelmann. [Trad. it. parziale Elementi di psicologia fisiologica, Fratelli Bocca, 1908].
La nascita della psicologia scientifica nella seconda metà dell'Ottocento rappresenta un momento di straordinaria complessità culturale. Da un lato, la nuova disciplina aspirava a essere pienamente scientifica, adottando i metodi e gli ideali delle scienze naturali consolidate. Dall'altro, si trovava a operare in un'epoca in cui proprio quelle scienze stavano mettendo in discussione i propri fondamenti epistemologici, passando da una certezza deterministica a una concezione più probabilistica e problematica della conoscenza. Questa tensione originaria tra aspirazioni positivistiche e consapevolezza della complessità irriducibile dell'oggetto di studio continua a caratterizzare la psicologia contemporanea, rendendo questa disciplina un terreno particolarmente fertile per riflettere sui limiti e le possibilità della conoscenza scientifica dell'essere umano.
