La Stella della Procrastinazione: Anatomia di un Circolo Vizioso
Si parte dal compito da svolgere. Si finisce con la vergogna di non averlo fatto. E poi? Poi si ricomincia da capo. La procrastinazione non è un momento isolato di debolezza: è un circolo vizioso che si autoalimenta, una danza in cui ogni passo porta inevitabilmente al successivo. Dopo aver esplorato i fattori che generano la procrastinazione, è tempo di comprenderne il meccanismo: come funziona questo processo che trasforma un semplice compito rimandato in un'abitudine comportamentale radicata? Per visualizzarlo, si può immaginare una stella a cinque punte, dove ogni vertice rappresenta una fase del ciclo procrastinatorio.
Francesco Gardona
11/15/20256 min leggere
Il Primo Vertice: Il Compito
Al vertice superiore della stella c'è il compito – quello che si dovrebbe fare, quello che di fatto si procrastina, quello di fronte al quale a un certo punto si dice: "No, senti, oggi no. Facciamolo domani. O dopodomani. O chissà quando."
È il punto di partenza, l'oggetto della procrastinazione. Potrebbe essere qualsiasi cosa: finire un progetto di lavoro, fare una telefonata importante, studiare per un esame, sistemare l'armadio, compilare documenti burocratici, affrontare una conversazione difficile.
Il compito entra in quello che potremmo chiamare il deposito del futuro – quel magazzino mentale dove si accumulano le cose da fare "prima o poi". E quando questo deposito diventa troppo affollato, troppo disordinato, si trasforma in una vera e propria discarica del futuro: un luogo dove le cose importanti si perdono tra mille altri impegni rimandati, dove non si riesce nemmeno più a trovare ciò che andrebbe fatto con urgenza.
Ma perché quel compito finisce nel deposito invece di essere affrontato? Qui entra in gioco il secondo vertice della stella.
Il Secondo Vertice: Il Sentimento
Procedendo in senso orario dalla punta superiore, si incontra il sentimento legato al compito. E qui sta il cuore della questione: spesso non si evita tanto l'attività in sé, quanto il sentimento che quella attività suscita.
Questi sentimenti possono essere di varia natura. Potrebbe essere paura: paura di non essere all'altezza, paura di fallire, paura di deludere qualcuno, paura di scoprire i propri limiti. Oppure ansia: quella sensazione opprimente di tensione anticipatoria di fronte a qualcosa di importante o complesso.
Potrebbe essere disgusto: quando un'attività è strutturata in un modo che si trova ripugnante, quando è stata imposta da altri con modalità che non si condividono, quando contrasta profondamente con i propri valori o preferenze. "Non voglio farlo così, non voglio essere costretto in questo modo."
O ancora, potrebbe essere rabbia: rabbia perché quella cosa è stata imposta, rabbia per l'ingiustizia di doverla fare, rabbia verso chi ha creato quella situazione.
Il punto cruciale è questo: non si procrastina il compito, si procrastina il sentimento. Si rimanda per non dover provare quella paura, quell'ansia, quel disgusto, quella rabbia. È un tentativo di autoprotección emotiva.
Il Terzo Vertice: L'Evitamento
Per evitare quei sentimenti spiacevoli, si mette in atto l'evitamento. E qui scatta la creatività del procrastinatore: si generano tutta una serie di stratagemmi più o meno creativi che si risolvono sempre nel rimandare nel tempo l'esecuzione del compito.
Il procrastinatore è un artista nello svicolare. Quando si procrastina, si sviluppano abilità grandissime nel trovare idee e nuove modalità per farlo. "Devo studiare, ma prima metto in ordine la scrivania. Anzi, già che ci sono, riordino tutta la stanza. E poi faccio una pausa caffè perché sono stanco per tutto questo riordinare. E intanto controllo i social solo cinque minuti..."
L'evitamento può assumere forme infinite, ma ha sempre la stessa struttura: si sostituisce il compito temuto con un'attività alternativa. E questa attività alternativa non deve essere necessariamente qualcosa di straordinariamente piacevole – non serve andare a fare shopping o concedersi una vacanza. Basta che sia neutro o leggermente piacevole. Basta che non generi paura, ansia, disgusto o rabbia.
Potrebbe essere controllare le email, navigare su internet, fare piccole faccende domestiche, rispondere a messaggi poco importanti, leggere notizie. Attività che in sé non sono negative, ma che in quel momento servono come rifugio emotivo dal compito evitato.
Il Quarto Vertice: La Gratificazione Temporanea
Nel momento in cui si sostituisce il compito temuto con un'attività più gradevole o neutra, si sperimenta un sollievo immediato. Si sta meglio. La tensione si allenta. Quella sensazione opprimente di dover fare qualcosa di spiacevole scompare, almeno temporaneamente.
Questa è la gratificazione dell'evitamento. È il rinforzo positivo che mantiene in vita il comportamento procrastinatorio: "Visto? Ho evitato quella cosa brutta e ora mi sento meglio. Funziona!"
Ma questo sollievo è illusorio e temporaneo. Perché gradualmente, piano piano, comincia a emergere qualcos'altro.
Il Quinto Vertice: Rimuginazioni, Colpa e Vergogna
Dopo la gratificazione temporanea arrivano le rimuginazioni. Pensieri che tornano, che insistono, che non danno pace. "Avrei dovuto farlo. Perché non l'ho fatto? Quando lo farò? E se poi sarà troppo tardi?"
Queste rimuginazioni generano gradualmente un sentimento ancora più complesso e doloroso: vergogna o senso di colpa.
Vergogna per non essere stati all'altezza delle proprie aspettative, per non aver soddisfatto gli obiettivi che ci si era posti. Senso di colpa per aver deluso – o per immaginare di aver deluso – ciò che gli altri si aspettano. Perché, come già sottolineato, la procrastinazione spesso riguarda attività che ci intrecciano a livello sociale con altri: non sono solo cose personali, ma impegni verso colleghi, familiari, amici, istituzioni.
E da questo sentimento di vergogna e colpa parte una nuova spinta. Ma in quale direzione?
Il Circolo Si Chiude (o Si Riapre)
Qui la stella rivela la sua natura di circolo vizioso. Il sentimento di vergogna e colpa può portare in due direzioni.
In alcuni casi, questo sentimento diventa così forte da riportare indietro al primo vertice: affrontare finalmente il compito. La vergogna e la colpa diventano così insostenibili che si preferisce affrontare la paura, l'ansia, il disgusto o la rabbia originari piuttosto che continuare a vivere in quello stato di malessere.
Ma più spesso, purtroppo, accade qualcos'altro. La vergogna e la colpa sono così spiacevoli che si sceglie di evitare anche quelle. E come? Mettendo in atto un ulteriore evitamento, trovando un'altra attività gratificante, ripartendo dal terzo vertice della stella.
"Mi sento in colpa per non aver studiato? Ok, ma ora è troppo tardi per farlo bene, tanto vale che mi distragga e ci penso domani quando sarò più riposato." E si ricomincia il giro.
L'Abitudine all'Evitamento
Così facendo, si entra in un circolo che realmente riporta sempre al punto di partenza. Il compito, bene o male, prima o poi si ripresenterà. E il ciclo ricomincerà: sentimento spiacevole, evitamento, gratificazione temporanea, rimuginazioni, colpa, nuovo evitamento.
Questo circolo continuo genera un'abitudine comportamentale basata sull'evitamento. Non è più una scelta consapevole occasionale: diventa un pattern automatico. Di fronte a qualsiasi compito che genera sentimenti spiacevoli, scatta automaticamente il meccanismo dell'evitamento.
E questa strategia è, in realtà, la base di molti altri comportamenti problematici. L'evitamento è una delle tre strategie principali che le persone ansiose o fobiche mettono in atto di fronte a ciò che le spaventa. E non si sta parlando di "persone di un altro pianeta": si sta parlando di ciascuno, perché chiunque è stato ansioso o fobico in qualche momento della propria vita.
Rompere il Circolo
Comprendere il meccanismo è il primo passo per interromperlo. Finché il circolo rimane implicito, opera al di fuori della consapevolezza, continua a girare autonomamente. Ma una volta portato alla luce, una volta visualizzato come una stella a cinque punte dove ogni vertice porta inevitabilmente al successivo, si può cominciare a intervenire.
Si può intervenire al primo vertice, modificando il rapporto con il compito: scomponendolo in parti più gestibili, riformulandolo in termini meno minacciosi, creando un contesto più favorevole per affrontarlo.
Si può intervenire al secondo vertice, lavorando sui sentimenti: riconoscendoli esplicitamente invece di negarli, accettandoli come legittimi invece di giudicarli come debolezze, sviluppando strategie per gestirli costruttivamente.
Si può intervenire al terzo vertice, riconoscendo gli schemi di evitamento: notando quando si sta per mettere in atto l'ennesimo stratagemma procrastinatorio, interrompendo il pattern automatico, scegliendo consapevolmente di fare diversamente.
Si può intervenire al quinto vertice, trasformando colpa e vergogna in motivazione costruttiva: invece di usarle come pretesto per ulteriore evitamento, usarle come spinta per affrontare finalmente il compito, con compassione verso se stessi piuttosto che con giudizio punitivo.
Conclusione: La Stella Non È un Destino
La stella della procrastinazione è un meccanismo potente. Una volta avviato, tende a perpetuarsi. Ma non è un destino ineluttabile. È un circolo, sì, ma i circoli possono essere interrotti.
Riconoscere in quale punto della stella ci si trova in un dato momento – "Ah, ecco, sono al vertice dell'evitamento. Sto cercando attività gratificanti per non affrontare quel compito" – è già un atto di consapevolezza che modifica la dinamica automatica.
Il compito rimane difficile. Il sentimento rimane spiacevole. Ma quando si vede chiaramente il meccanismo, si smette di essere completamente in suo potere. E quello spazio di consapevolezza, per quanto piccolo, è lo spiraglio attraverso cui può entrare il cambiamento.
La stella continuerà probabilmente a brillare, almeno per un po'. Ma una volta compresa, diventa un po' meno luminosa, un po' meno magnetica. E questo, a volte, basta.
In quale punto della stella ci si trova ora? Si sta evitando un compito? Si sta sperimentando la gratificazione temporanea dell'evitamento? O si è già arrivati alla vergogna e alla colpa? E soprattutto: si può interrompere il giro prima che ricominci?
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