Pavlov e la Scuola pavloviana: dall'associazione soggettiva al riflesso oggettivo
Se l'associazionismo aveva spiegato la vita mentale come un intreccio di sensazioni ed esperienze soggettive, con Ivan Petrovič Pavlov questa stessa idea trovò finalmente una base che si poteva osservare, misurare e riprodurre in laboratorio, senza più bisogno di fare riferimento a ciò che un soggetto sente o percepisce interiormente. È paradossale, ma proprio uno studioso che rifiutò sempre l'etichetta di psicologo, rivendicando per tutta la vita la propria identità di fisiologo, finì per lasciare uno dei segni più profondi nella storia della psicologia del Novecento. Le sue ricerche sul cosiddetto riflesso condizionato non si limitarono infatti a descrivere un fenomeno curioso osservato nei cani da laboratorio, ma offrirono all'associazionismo una base oggettivistica e rigorosamente sperimentale, esercitando un'influenza fortissima sul comportamentismo nordamericano che si stava affermando proprio in quegli stessi decenni.
Francesco Gardona
8/6/20263 min leggere
Un fisiologo alle prese con i riflessi
Ivan Petrovič Pavlov (1849-1936) si formò all'interno di una Scuola di neurofisiologia russa di rilevanza internazionale, e dedicò buona parte della propria carriera allo studio sperimentale dei riflessi innati del sistema nervoso: la salivazione, la suzione, la lacrimazione e altri meccanismi automatici che l'organismo mette in atto senza alcun bisogno di apprendimento. Fu proprio partendo da queste ricerche, condotte con grande rigore metodologico, che Pavlov arrivò a osservare un fenomeno destinato a cambiare il corso della psicologia scientifica.
Un esperimento apparentemente semplice
Nel saggio Il riflesso condizionato, pubblicato nel 1935, lo stesso Pavlov descrisse con chiarezza il cuore della propria scoperta attraverso due esperimenti tanto semplici quanto istruttivi. Nel primo, una debole soluzione acida viene introdotta nella bocca di un cane: l'animale reagisce con una tipica risposta di difesa, muovendo energicamente la testa per espellere la sostanza, mentre nella cavità orale si produce un'abbondante secrezione di saliva, utile a diluire l'acido e a liberare la mucosa da ogni traccia residua. Nel secondo esperimento, prima di introdurre la stessa soluzione acida, Pavlov fece precedere ripetutamente la somministrazione da uno stimolo esterno neutro, per esempio un determinato suono. Con il tempo, bastava riproporre quel suono da solo perché il cane manifestasse esattamente la stessa reazione, con gli stessi movimenti della bocca e la medesima secrezione salivare osservata in presenza dell'acido.
Questi due fenomeni, per quanto ottenuti in condizioni diverse, risultavano ugualmente precisi e costanti, ed entrambi potevano essere descritti con lo stesso termine fisiologico di riflesso. Nel primo caso si parla di riflesso incondizionato, poiché l'acido produce la salivazione di per sé, senza che sia necessario alcun apprendimento previo. Nel secondo caso, invece, si è di fronte a un riflesso condizionato: il suono, che in condizioni normali non avrebbe alcun legame con la salivazione, arriva a produrla soltanto in seguito a un processo di associazione ripetuta con lo stimolo originario.
Dalla scoperta alla teoria
Pavlov non si limitò a osservare questo fenomeno, ma ne definì con estrema accuratezza tutte le condizioni necessarie perché il condizionamento potesse avere esito positivo: i tempi di presentazione degli stimoli, la loro intensità, la ripetizione delle associazioni. Insieme ai suoi numerosissimi allievi, elaborò inoltre una teoria complessa sul funzionamento del sistema nervoso, con l'obiettivo di individuare le basi biologiche di questi meccanismi di apprendimento. Ne nacque un impianto teorico solido, capace di reggere il confronto con il rigore delle scienze naturali, e proprio per questo capace di offrire all'associazionismo ciò che gli era sempre mancato: una dimostrazione sperimentale, osservabile dall'esterno, non più fondata sul racconto soggettivo di sensazioni ed esperienze interiori.
L'eredità nel comportamentismo
È facile comprendere, alla luce di questo impianto, perché le ricerche pavloviane abbiano trovato un terreno così fertile nel comportamentismo nordamericano. Questa corrente, nata proprio negli stessi decenni, condivideva con Pavlov l'insofferenza verso ogni riferimento a stati mentali non direttamente osservabili, privilegiando lo studio di ciò che poteva essere misurato con precisione: stimoli, risposte, condizioni sperimentali controllate. Il riflesso condizionato divenne così uno dei mattoni fondamentali su cui costruire una psicologia che aspirava a essere scienza naturale a pieno titolo, tanto quanto la fisica o la chimica.
Un'eredità complicata
La fortuna della Scuola pavloviana non si limitò all'ambito scientifico. Negli anni Quaranta e Cinquanta del Novecento, questa corrente di pensiero ebbe un peso enorme in Unione Sovietica, dove i principi del condizionamento vennero applicati anche in ambiti ben più controversi rispetto alla ricerca di laboratorio. È un capitolo doloroso della storia della psichiatria, ed è importante sottolineare che si trattò di un uso mai voluto né avallato da Pavlov: i meccanismi del condizionamento furono infatti impiegati all'interno di pratiche psichiatriche repressive, utilizzate dal regime sovietico per tentare di "rieducare" i dissidenti politici, internati in strutture psichiatriche pur non presentando alcun disturbo mentale reale. Si tratta di una vicenda che la storiografia della psichiatria ha documentato con attenzione negli anni successivi, e che ricorda quanto sia delicato il confine tra scoperta scientifica e suo utilizzo sociale.
Un'eredità che resiste
Nonostante questa parentesi oscura, il nucleo scientifico delle ricerche di Pavlov resta uno dei fondamenti più solidi della psicologia dell'apprendimento. Il condizionamento classico, come oggi viene chiamato, continua infatti a essere uno dei meccanismi psicologici più studiati e meglio compresi, applicato in ambiti che vanno dalla terapia comportamentale alla comprensione delle risposte emotive automatiche, a testimonianza di come un esperimento nato per studiare la digestione dei cani abbia finito per gettare le basi di un intero modo di intendere la mente.
Bibliografia
Pavlov, I. P. (1927). Conditioned reflexes: An investigation of the physiological activity of the cerebral cortex (G. V. Anrep, Trad.). Oxford University Press.
Pavlov, I. P. (1935). Uslovnyi refleks [Riflesso condizionato]. In Bol'shaya meditsinskaya entsiklopediya [Grande enciclopedia medica sovietica].
Pavlov, I. P. (2011). I riflessi condizionati (M. Silvestri-Lapenna, Trad.; A. Oliverio, Prefazione, 5a ed.). Bollati Boringhieri. (Opera originale pubblicata nel 1923)
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