Superare i Limiti: Oltre lo Stereotipo della Zona di Comfort

Quando lo stupore rivela il confine invisibile della propria narrazione: spesso si parla di superare i propri limiti e di uscire dalla zona di comfort. L'idea comune è che per farlo si debbano provare cose nuove, esperienze mai fatte, qualcosa di lontano dai propri interessi e gusti. Tuttavia, questa visione del superamento dei limiti è relativamente ingenua, perché confonde due concetti distinti: la novità con la discontinuità, l'incremento con la rottura.

Francesco Gardona

10/21/20256 min leggere

white concrete building during daytime
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L'Illusione della Novità

Una persona potrebbe provare moltissime nuove esperienze pur rimanendo dentro alla sua zona di comfort. Come è possibile?

Se la propria narrazione biografica - l'idea di sé che si è costruita nel tempo - si è strutturata attorno all'idea del cambiamento continuo, fare cose nuove diventa perfettamente coerente con quell'immagine di sé.

Il Paradosso dell'Esploratore

Chi si racconta come "persona che si butta", "persona che non si tira indietro di fronte a nuove esperienze" può collezionare decine di esperienze diverse senza mai toccare un vero limite personale. Sta semplicemente confermando la propria narrazione, non la sta mettendo in discussione.

In questo caso, il superamento del limite non coincide con la novità. Anzi: la novità diventa un modo per restare fedeli a se stessi, per non cambiare davvero.

La Continuità Biografica: Drammaturghi della Propria Vita

Ciascuno costruisce nel corso del tempo un'idea di sé, quella che viene chiamata continuità biografica o continuità narrativa. Si struttura attorno a una coerenza narrativa, come se si fosse drammaturghi della propria vita, impegnati a scrivere e delineare in tutti i dettagli la propria identità.

La Costruzione della Coerenza

Guardandosi indietro, si cerca di generare questa coerenza narrativa che porta a dire "chi sono" o "chi non sono". Si costruiscono verità personali coerenti tra loro, attorno alle quali si delineano i confini del proprio possibile - il possibile apparente, quello che appare manifesto perché lo si è raccontato numerose volte o perché le persone circostanti lo hanno evidenziato con frequenza.

"Tu sei così", "Ti ho sempre visto comportarti in questo modo", "Tu sei una persona che..." - queste affermazioni verbali costruiscono un'immagine condivisa che rafforza la propria narrazione.

Incremento vs. Discontinuità

Su queste narrazioni consolidate si costruiscono due possibilità:

L'Incremento

"Sono così e sarò sempre così" oppure "Non potrò che aumentare questa mia caratteristica". È la crescita graduale, il miglioramento consapevole all'interno della propria identità conosciuta.

La Deviazione Controllata

"Sono così ma posso fare anche un po' di quest'altra cosa", relativamente diversa ma comunque coerente con la propria idea di sé.

Migliorarsi gradualmente e consapevolmente è certamente positivo. Ma non è su queste dinamiche che si produce una reale discontinuità biografica, una rottura nella percezione di sé.

Il Limite Invisibile: Ciò che Non Si Sa Ancora

Le reali rotture si producono su ciò che non si sa ancora di se stessi.

Si può raccontare di essere in grado (o meno) di fare una determinata cosa perché la propria narrazione personale lo dice. Ma non si può sapere se effettivamente, alla prova dei fatti, quella cosa si potrà o meno fare finché non la si è sperimentata.

La Metafora dell'Orizzonte e della Parete di Cristallo

È possibile vedere l'orizzonte e immaginare quale sia il confine del proprio possibile. Ma non si sa se tra sé e l'orizzonte ci siano pareti di cristallo che bloccano il raggiungimento di quella meta.

Finché non ci si mette in cammino per raggiungerlo, il limite non è visibile. La discontinuità non si vede fino a quando non ci si sbatte contro con il naso, come contro il vetro di una porta scorrevole.

È capitato a molti di sbattere contro un vetro trasparente in un negozio, in qualche edificio moderno. Proprio in quel momento ci si imbatte nel limite ignoto, non contemplato della propria continuità.

Lo Stupore: L'Indicatore Tangibile del Limite

Quando si incontra questo limite invisibile, si genera inesorabilmente un sentimento di stupore. Lo stupore, l'emozione della sorpresa, è di fatto l'indicatore tangibile e viscerale del fatto che ci si è imbattuti in un confine che non si conosceva.

Lo Stupore come Sentimento Caratteristico

Lo stupore è il sentimento caratteristico della creatività e del problem solving. Lascia interdetti. Se emerge, è perché è successo qualcosa che non faceva parte dei parametri di ragionamento consapevole.

Forse si pensava di essere in grado di fare una cosa e si è scoperto di non esserlo. O viceversa: si pensava di non essere in grado di fare qualcosa e invece, a un certo punto, osservandosi si è detto "Wow!".

Dopo lo Stupore: Altri Sentimenti

Dopo la sorpresa iniziale, si proveranno probabilmente anche sentimenti di altra natura:

  • Sgomento: "Non può essere, non sono io"

  • Frustrazione: "Perché non ci riesco?"

  • Gioia: "Non sapevo di poterne essere capace!"

  • Disorientamento: "Chi sono davvero?"

La Scelta Cruciale: Cosa Fare Dopo Aver Toccato il Limite

La cosa che conta davvero è: cosa si sceglie di fare dopo aver sbattuto contro la parete di vetro?

Dopo averla toccata, percepita, dopo averla magari anche incrinata con l'impatto, si presentano diverse possibilità:

1. Grattare la Crepa per Allargarla

Decidere di lavorare per infrangere la parete. Rimanere con il disagio della scoperta, esplorarlo, usarlo come punto di partenza per una nuova comprensione di sé.

Questa è la via della discontinuità vera.

2. Ignorare il Limite

Fare finta di nulla, razionalizzare l'esperienza come "anomalia", tornare rapidamente alla narrazione confortevole di sé.

Questa è la via del ritorno alla continuità senza trasformazione.

3. Arrestarsi per Paura

Vedere il limite, riconoscerlo, ma scegliere di rimanere all'interno della propria continuità perché si ha troppa paura. Una volta vista quella parete, intuendo l'orizzonte che c'è oltre, si sceglie di non oltrepassarla.

Questa è la via della consapevolezza senza coraggio.

Tutte queste scelte sono possibili e comprensibili. Non c'è giudizio. Ma solo la prima porta a una vera trasformazione.

Il Rischio Calcolato: L'Illusione del Limite

Spesso si pensa di fare qualcosa che sia al di fuori del proprio limite, ma in realtà è ancora sotto il proprio controllo, se non completamente sotto controllo.

È una sorta di rischio calcolato: qualcosa di cui si sapeva, in fondo, di essere in grado di governare. Non è lì che emerge lo stupore vero. Non è lì che si trova il limite autentico.

La Differenza tra Sfida Calcolata e Limite Reale

  • Sfida calcolata: si sa già, almeno implicitamente, che si riuscirà. Può essere difficile, ma non mette in discussione l'identità.

  • Limite reale: ci si trova bloccati o stupiti perché è successo qualcosa che non faceva parte dei parametri consapevoli.

La parete di vetro che non si vede, l'orizzonte che si pensava di poter toccare o raggiungere, e invece di mezzo c'era qualcosa che non si sapeva nemmeno esistesse, qualcosa che non faceva ancora parte della propria narrazione.

Una Domanda per Riflettere

Da quanto tempo non ci si stupisce di se stessi?

Quella è stata probabilmente l'ultima volta che ci si è realmente imbattuti in un proprio limite. Se è passato troppo tempo, significa che da un po' non si è generata una rottura significativa in se stessi.

Il Ricordo dello Stupore

È probabile che l'ultimo ricordo vivido di stupore provato verso se stessi sia ancora presente nella memoria. Vale la pena:

  • Ritornare a quel momento

  • Pensare a come si è agito

  • Chiedersi quale scelta si è fatta: grattare, ignorare o arrestarsi?

L'Invito: Ricerca Curiosa del Limite

Nel futuro, può essere utile mettersi alla prova andando alla ricerca curiosa di un limite, senza avere un'idea precostituita di dove esso si possa collocare.

Perché di fatto è lì, nascosto in trasparenza nella continuità quotidiana. Non serve andare lontano, non serve fare esperienze estreme. Serve guardare con occhi nuovi a ciò che si evita, a ciò che provoca reazioni inaspettate, a ciò che fa dire automaticamente "Io non sono il tipo".

Dove Cercare i Limiti Invisibili

I limiti invisibili si trovano spesso:

  • Nelle situazioni che si evitano sistematicamente senza sapere perché

  • Nei comportamenti che provocano reazioni emotive sproporzionate

  • Nelle frasi che iniziano con "Io non sono uno che..."

  • Nelle aspettative degli altri che vengono rifiutate con veemenza

  • Nei giudizi duri verso comportamenti altrui (spesso specchi di parti non accettate di sé)

Lo Stereotipo vs. La Realtà

Prevale lo stereotipo di "andare fuori dai limiti" rispetto a quello che invece è "qualcosa da provare che rispetto a quello che si vede". Questa distinzione può spiazzare perché non è il modo abituale di pensare al superamento dei limiti.

La Facilità dell'Illusione

È più facile pensare di andare fuori dalla propria zona di comfort in qualcosa che, tutto sommato, non è fuori dal proprio limite reale. È più confortevole credere di essere coraggiosi mentre si resta, in realtà, perfettamente nella propria narrazione consolidata.

Il vero coraggio sta nell'essere disposti a stupirsi di sé, a non sapere per un momento chi si è, ad accettare che la propria narrazione potrebbe essere più limitata della propria reale possibilità.

Conclusione: Il Confine che Non Si Vede

Si può pensare di vedere l'orizzonte e di poterlo toccare o raggiungere, ma di mezzo può esserci qualcosa che non si sapeva nemmeno esistesse, qualcosa che non faceva ancora parte della propria narrazione.

Solo sbattendoci contro si scopre che c'era.

E solo dopo, con la scelta che si compie - grattare, ignorare o arrestarsi - si decide se quel limite diventerà un confine permanente o una porta verso una versione più ampia di sé.

La domanda finale rimane: da quanto tempo non ci si stupisce di se stessi?

La risposta a questa domanda dice molto su quanto tempo sia passato dall'ultimo vero incontro con un proprio limite invisibile.

Bibliografia

Bruner, J. (1990). Acts of Meaning. Cambridge, MA: Harvard University Press

McAdams, D. P. (1993). The Stories We Live By: Personal Myths and the Making of the Self. New York: The Guilford Press

Goleman, D. (1995). Emotional Intelligence. New York: Bantam Books