Wilhelm Wundt: Fondatore della Psicologia Moderna

Scopri la vita e l'eredità di Wilhelm Wundt, il fondatore della psicologia come scienza autonoma. Esplora i suoi contributi fondamentali, tra cui il primo trattato scientifico e il primo laboratorio di psicologia, che hanno segnato la nascita della disciplina.

Francesco Gardona

12/10/20257 min leggere

Il sintetizzatore più che l'innovatore

Wundt non fu propriamente un innovatore radicale che introduce idee completamente nuove, ma piuttosto un magistrale sintetizzatore che seppe raccogliere e organizzare in un'opera colossale tutte le concezioni e tutti i risultati empirici di carattere psicologico emersi sia nel passato che nell'epoca a lui contemporanea. La sua grandezza risiede nella capacità di integrare contributi provenienti da scienze e discipline tra loro tanto distanti quanto la fisiologia e la filosofia, l'etica e l'antropologia, o la psicofisica di Weber e Fechner. Questi due ultimi, Ernst Heinrich Weber e Gustav Theodor Fechner, avevano sviluppato metodi quantitativi per studiare la relazione tra stimoli fisici e sensazioni psicologiche, ponendo le basi matematiche per una psicologia sperimentale.

Grazie alla sua immensa cultura, che non si limitava al mondo tedesco ma comprendeva anche la conoscenza approfondita della tradizione anglosassone, dalla filosofia empirica di Locke, Berkeley e Hume all'evoluzionismo darwiniano, Wundt riuscì a fornire una base concettuale solida e articolata alla nuova scienza psicologica. Questa capacità di dialogare con tradizioni intellettuali diverse rappresentava un elemento fondamentale in un'epoca in cui la psicologia doveva ancora definire la propria identità disciplinare e stabilire i propri confini rispetto ad altri campi del sapere.

I campi di indagine sperimentale

Wundt e i suoi numerosi collaboratori, che accorrevano da tutta Europa e dagli Stati Uniti per lavorare nel suo laboratorio di Lipsia, affrontarono sperimentalmente quattro campi principali di indagine. In primo luogo, la psicofisiologia dei sensi, con particolare attenzione alla vista e all'udito, studiando fenomeni come la percezione del colore, la fusione dei suoni e i processi sensoriali elementari. In secondo luogo, l'attenzione, misurata attraverso la tecnica dei tempi di reazione, secondo la tradizione inaugurata da Hermann von Helmholtz e dal fisiologo olandese Frans Cornelis Donders, entrambi figure di importanza cruciale per la storia della prima psicologia sperimentale. Questi studiosi avevano dimostrato che era possibile misurare con precisione i tempi necessari per compiere operazioni mentali diverse, aprendo la strada a una cronometria mentale.

Il terzo campo di ricerca riguardava la psicofisica, ovvero lo studio quantitativo delle relazioni tra stimoli fisici e sensazioni soggettive, sviluppando e raffinando i metodi di Weber e Fechner. Infine, il quarto ambito concerneva le associazioni mentali, sulla scia della filosofia empirica anglosassone che aveva postulato l'associazione di idee come meccanismo fondamentale della vita mentale. Attraverso esperimenti sistematici, Wundt cercava di determinare le leggi che governano il formarsi di connessioni tra elementi psichici diversi.

Tuttavia, Wundt non limitò i suoi interessi agli aspetti sperimentali della psicologia. Egli riteneva infatti che il metodo sperimentale, per quanto fondamentale, non potesse esaurire l'intera gamma dei fenomeni psicologici. Scrisse quindi un'opera assai corposa sulla "Psicologia dei popoli", in dieci volumi pubblicati tra il 1900 e il 1920, contribuendo significativamente alla nascita della psicologia sociale. In quest'opera monumentale, Wundt analizzava il linguaggio, i miti, i costumi e le istituzioni sociali come manifestazioni della vita psichica collettiva, riconoscendo che alcuni fenomeni mentali superiori potevano essere compresi solo attraverso lo studio delle produzioni culturali e non mediante l'esperimento di laboratorio.

Il volontarismo wundtiano

Wundt sostenne anche una particolare teoria che la psicologia sperimentale dopo di lui abbandonò quasi immediatamente, ritenendola troppo vicina alla filosofia speculativa e insufficientemente ancorata ai dati empirici. Si tratta del cosiddetto "volontarismo" wundtiano, secondo cui tutti i processi psichici umani attraverserebbero quattro fasi successive. La prima fase è quella della stimolazione, in cui un evento esterno o interno colpisce i nostri organi di senso. La seconda è la percezione, che rende cosciente l'esperienza psichica, portandola alla soglia della consapevolezza. La terza fase è l'appercezione, durante la quale l'esperienza cosciente viene identificata, qualificata e sintetizzata attivamente dalla mente, non limitandosi a registrare passivamente gli stimoli ma organizzandoli in strutture significative. Infine, la quarta fase è l'atto di volontà, che suscita la reazione psichica ed è connotato dal libero arbitrio, vissuto come una serie di stati d'animo "risolutivi" organizzati in una specifica successione temporale.

Questa teoria rifletteva la convinzione di Wundt che la mente umana non fosse semplicemente un ricettore passivo di stimoli, ma un'entità attiva che organizza, seleziona e interpreta l'esperienza. Il termine "volontarismo" sottolineava il ruolo centrale della volontà come forza unificatrice e direttiva della vita psichica. Sebbene questa concezione fosse stata rapidamente accantonata dai successori di Wundt, essa anticipava temi che sarebbero riemersi in forme diverse nella psicologia successiva, dalla psicologia della Gestalt con la sua enfasi sull'organizzazione attiva della percezione, fino alle moderne teorie cognitive che attribuiscono un ruolo centrale ai processi top-down nella elaborazione dell'informazione.

L'esperienza immediata come oggetto della psicologia

Secondo Wundt, l'oggetto specifico della psicologia è costituito dall'esperienza umana immediata, contrapposta all'esperienza mediata che costituisce invece l'oggetto delle scienze fisiche. Questa distinzione risulta fondamentale per comprendere lo statuto epistemologico che Wundt attribuiva alla psicologia. Le scienze fisiche studiano gli oggetti del mondo esterno così come appaiono attraverso strumenti e misurazioni, mediati quindi da dispositivi tecnici e costrutti teorici. La psicologia, al contrario, studia l'esperienza così come si presenta direttamente alla coscienza, nell'immediatezza del vissuto soggettivo.

Di questa definizione e di questa distinzione sono debitori a Wundt quasi tutti i sistemi psicologici successivi, fino ai giorni nostri. Anche quando successive scuole psicologiche hanno rifiutato l'introspezione come metodo o hanno contestato il focus sulla coscienza, esse hanno dovuto confrontarsi con la questione posta da Wundt circa la specificità dell'oggetto psicologico e la sua irriducibilità ai fenomeni studiati dalle scienze naturali tradizionali.

La codificazione del metodo sperimentale

Wundt fu il primo a codificare con rigore sistematico il metodo sperimentale nell'ambito della ricerca psicologica, stabilendo protocolli standardizzati, procedure di controllo e criteri di validità per gli esperimenti psicologici. Difese strenuamente questo metodo contro coloro che lo rifiutavano, ritenendo che solo attraverso l'esperimento controllato la psicologia potesse aspirare allo statuto di scienza rigorosa. Tra i critici più influenti del metodo sperimentale vi era Franz Brentano, nato nel 1838 e morto nel 1917, autore di una "psicologia dell'atto" non sperimentalistica e basata sul concetto di "intenzionalità".

Brentano sosteneva che la caratteristica distintiva dei fenomeni psichici fosse la loro intenzionalità, ovvero il fatto di essere sempre diretti verso qualcosa, di avere un oggetto. La percezione è sempre percezione di qualcosa, il desiderio è sempre desiderio di qualcosa, il pensiero è sempre pensiero di qualcosa. Questa proprietà fondamentale della vita psichica non poteva, secondo Brentano, essere catturata adeguatamente dal metodo sperimentale wundtiano, che scomponeva l'esperienza nei suoi elementi costitutivi perdendo di vista proprio ciò che rendeva psichico un fenomeno: la sua direzione verso un oggetto, il suo carattere intenzionale.

Tuttavia, sebbene in posizione minoritaria rispetto alla corrente dominante della psicologia sperimentale, l'intenzionalismo di Brentano ha sempre continuato a influenzare la disciplina. Oggi è tra i motivi ispiratori della psicologia post-moderna, che è esplicitamente anti-wundtiana e anti-sperimentalistica, privilegiando approcci qualitativi, fenomenologici e interpretativi allo studio della vita psichica. Questa tensione tra una psicologia come scienza sperimentale e una psicologia come scienza umana interpretativa, tra spiegazione causale e comprensione del significato, trova una delle sue prime e più chiare formulazioni proprio nel confronto tra Wundt e Brentano.

Il parallelismo psicofisico

Wundt enunciò inoltre un principio ancora oggi oggetto di dibattito filosofico e scientifico: il "parallelismo psicofisico". Secondo questa concezione, i processi mentali e i processi fisici dell'organismo umano sono paralleli: né i primi causano i secondi, né i secondi causano i primi, ma a ciascun cambiamento dei primi corrisponde puntualmente un cambiamento dei secondi. Questa posizione rappresentava un tentativo di evitare i problemi filosofici del dualismo cartesiano, che aveva postulato l'interazione causale tra mente e corpo senza riuscire a spiegare come due sostanze radicalmente diverse potessero influenzarsi reciprocamente.

Il parallelismo psicofisico permetteva a Wundt di mantenere la specificità dell'oggetto psicologico, l'esperienza immediata, riconoscendone al contempo il correlato fisico nei processi cerebrali. Questa concezione ha influenzato profondamente il dibattito successivo sul rapporto mente-corpo, anticipando in qualche misura le moderne teorie della supervenienze e del monismo anomalo, che cercano di preservare l'autonomia esplicativa della psicologia pur riconoscendo la dipendenza dei fenomeni mentali dai processi fisici.

L'eredità duratura

Nei decenni successivi, tra gli inizi e la prima metà del Novecento, le varie scuole della psicologia si confrontarono necessariamente con l'opera di Wundt, per approfondirla, superarla o contestarla radicalmente. Il comportamentismo americano rifiutò il focus wundtiano sulla coscienza e sull'introspezione, ma ereditò l'impegno per il rigore sperimentale. La psicologia della Gestalt contestò l'elementismo wundtiano, l'idea che l'esperienza potesse essere scomposta in elementi semplici, ma condivise l'interesse per i fenomeni percettivi e per l'esperienza diretta. La psicoanalisi ignorò largamente il metodo sperimentale ma condivise con Wundt l'idea che la psicologia dovesse occuparsi dell'esperienza soggettiva, estendendone però l'ambito ai processi inconsci.

In ogni caso, tutte queste scuole ereditarono da Wundt, anche quando lo contestavano, l'importanza centrale del metodo sperimentale come strumento di legittimazione scientifica della psicologia. Ancora oggi, molti aspetti dell'opera wundtiana rimangono come punti di riferimento nella ricerca psicologica contemporanea. La distinzione tra esperienza immediata e mediata, il problema del rapporto mente-corpo, la questione della specificità del metodo psicologico, la tensione tra approccio sperimentale e approccio interpretativo: tutti questi temi, posti con chiarezza da Wundt, continuano a caratterizzare il dibattito epistemologico della psicologia.

Persino il suo "volontarismo", rapidamente abbandonato dai primi allievi, suscita un rinnovato interesse nell'epoca contemporanea. Le moderne neuroscienze cognitive stanno riscoprendo il ruolo attivo della mente nell'organizzazione dell'esperienza, il carattere predittivo e costruttivo della percezione, l'importanza dei processi top-down. In questo contesto, le intuizioni wundtiane sull'appercezione come processo attivo di sintesi e organizzazione, e sulla volontà come forza unificatrice della vita psichica, appaiono sorprendentemente attuali, richiedendo forse una rivalutazione critica alla luce delle conoscenze contemporanee.

Bibliografia

Brentano, F. (1874). Psychologie vom empirischen Standpunkt. Duncker & Humblot. [Trad. it. La psicologia dal punto di vista empirico, Laterza, 1997].

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Wundt, W. (1900-1920). Völkerpsychologie: Eine Untersuchung der Entwicklungsgesetze von Sprache, Mythus und Sitte (10 vols.). Wilhelm Engelmann.

La figura di Wilhelm Wundt rappresenta molto più di un semplice momento iniziale nella storia della psicologia. La sua opera costituisce una matrice concettuale complessa dalla quale sono emerse, per sviluppo o per reazione, molte delle correnti che hanno caratterizzato la psicologia del Novecento. Comprendere Wundt significa comprendere le tensioni costitutive della psicologia come disciplina sospesa tra scienze naturali e scienze umane, tra rigore sperimentale e comprensione del significato, tra riduzionismo elementista e attenzione alla totalità dell'esperienza vissuta. Queste tensioni, lungi dall'essere risolte, continuano a definire il campo problematico entro cui la psicologia contemporanea si muove, cercando faticosamente di mantenere insieme istanze spesso divergenti ma ugualmente essenziali per una comprensione adeguata della complessità della mente umana.